Anna Wiener “La Valle Oscura”

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“Uncanny Valley”, Adelphi, 2020

Anna Wiener è una venticinquenne newyorkese con una laurea in sociologia e una passione per il lato umanistico della vita. Lavora come assistente in una piccola e vecchia libreria, è perennemente in bolletta e con poche prospettive all’orizzonte, e frequenta una cerchia di amici interessati alla cultura e all’arte, critici della progressiva informatizzazione della società e della vita che ha la sua mecca sull’altra sponda del paese. Ma è proprio lì, nel cuore della Silicon Valley, che la ricerca di una sicurezza e di una stabilità economica, il desiderio di dare un senso alla propria vita e un pizzico di voglia di successo spingono la giovane Anna, che inizia una nuova carriera nel servizio assistenza clienti di una giovane start-up. Ma lo scontro tra il suo background e la fredda cultura della nuova società hi-tech della West Coast sarà una costante.

Tra narrativa e reportistica, “Uncanny Valley” è una full immersion nel backstage delle aziende, dei servizi e delle applicazioni che ormai da anni accompagnano costantemente le nostre vite, in maniera silenziosa, immancabilmente presenti, destinatarie privilegiate della nostra attenzione o di quel che ne rimane.

Protagonista assoluta è l’inconciliabilità tra i due mondi di cui Anna fa parte e i loro timidi e fallimentari tentativi di comunicazione, di incontro. Le passioni umanistiche da un lato, ovvero complessità, relazioni umane, calore, lentezza, inefficienza, imperfezione. Dall’altro la rigidità scientifico-tecnologico-imprenditoriale del mondo delle start-up informatiche, continuamente alla ricerca di efficienza, ottimizzazione, perfezione, e profitto. Patinata e lucida come metallo.

La Wiener ci racconta i suoi tentativi di conciliare questi aspetti e di trovarvi un senso, sia in termini generali sia nello specifico della propria vita. E nel farlo tocca una serie di questioni che nell’ultimo decennio sono diventate ancor più scottanti di quanto non lo fossero in precedenza: tentativi di femminismo che annaspano in un ambiente dominato dagli uomini, dove gli attacchi dei troll e della nascente alt-right si fanno sempre più radicali; un’estrema gentrification a uso e consumo della nuova classe abbiente al servizio delle start up, e la progressiva fuga della popolazione storica da una città, San Francisco, che nell’arco di dieci anni ha cambiato volto, con una conseguente perdita di identità, storia e senso. La conseguente tragedia sociale dei senzatetto che sono ovunque, spesso in stridente contrasto con la patina – “bianca come un iPhone” – della Silicon Valley. Il divario sociale esasperato e nascita di una nuova classe di potere costituita da giovani solo apparentemente innocui, in felpa e sneakers, ma con conti in banca milionari e con una crescente coscienza del proprio peso politico. E ancora l’illusoria libertà di ambienti di lavoro giovani, sregolati e trendy, che alla fin fine si rivelano come gabbie (“spazi di lavoro disegnati come appartamenti e appartamenti disegnati come spazi di lavoro”), il tema del trattamento dati, la progressiva erosione dei confini della propria privacy.

Eliminati i riferimenti diretti alle aziende, menzionate con descrizioni curiose che le rendono facilmente riconoscibili: Facebook “il social network che tutti odiano”, Google “il colosso dei motori di ricerca”, Microsoft “l’azienda di Seattle dalla querela facile”, e così via. Ce n’è per tutti, dalle già menzionate alle aziende per cui Anna si trova a lavorare (tra cui GitHub), da Uber a Airbnb, responsabili dirette di tante mutazioni occorse nell’ultimo decennio a San Francisco.

Di carne al fuoco ce n’è tanta: croce e delizia di questo lavoro che è un’utile finestra su un mondo per molti sconosciuto, ma che pecca forse di una mancanza di direzione, di un tema chiaro e forte verso il quale indirizzare il proprio attacco. Ma del resto, non è così anche la vita, spesso tentennante e oscillante tra posizioni anche agli antipodi, curiosa di esplorare questioni anche disparate senza necessariamente avere in mente un fine? Di certo è da riconoscere la forza del libro nel rendere note e intellegibili ai più diverse questioni con una leggibilità e una piacevolezza estreme.

Il prosieguo perfetto dopo la lettura di Jaron Lanier e del suo “Ten Arguments for Deleting Your Social Media Accounts Right Now”, che dopo mesi, forse anni di esitazione, mi ha portato a chiudere definitivamente alcuni dei social account a cui ero più e da più tempo legato. Una scelta che mi ha portato una nuova ventata di freschezza e di cui la lettura di Anna Wiener mi dà un’ulteriore conferma che sia stata la scelta giusta. Iniziare il 2021 con il piede giusto.