Califone “Echo Mine”

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2020, Jealous Butcher Records | folk blues exp.

Eruzioni solari ogni secondo battono il battito dell’universo, potenti e maestose; silenziose come un angelo di neve. Dove il cosmo scorre, eterno e placido, sulle nostre rumorose vite, mentre una stella implode; silenziosa come un angelo di neve.

Nel 2020 i Califone, storica band attualmente a Los Angeles e derivante dallo scioglimento dei Red Red Meat (grande e viscerale band dei ‘90), escono con “Echo Mine”, undicesima pubblicazione ufficiale. Ed è stupendo scoprire come una band con tanta storia e tanto materiale sulle spalle riesca ad oggi, in questi tempi iper-conformisti e anti-creativi, dominati dalla commercialità e dagli ascolti superficiali guidati dall’hype digitale, a concepire ancora bellissimi e genuini album. Album che scorrono piacevoli e placidi, che sembrano fare il loro percorso autonomo guidati unicamente dal proprio particolare linguaggio, contro una società sempre più veloce, dominata dalla logica standard dell’algoritmo.

Il loro è un blues decostruito, un blues postmoderno (sulla scia degli stessi Red Red Meat) con spiccati tratti folk-acustici, cornici di synth e occasionali incursioni di fuzz; al contempo fortemente appassionato e profondo. Un sound che si dipana come una sorta di flusso di coscienza musicale. Che riesce col suo lieve fluire a toccare intime corde, a generare pelle d’oca. Che gioca coi silenzi, con gli arrembaggi, le derive noise e le placide distensioni.

Nei loro album il lavoro di produzione si percepisce sempre centrale e ben seguito, dove i suoni di ogni singolo brano vengono accuratamente elaborati e per ogni pezzo si assestano su piccole differenti accortezze. L’arrangiamento, impostato su una base compositiva blues-folk dalla struttura semplice, è una meravigliosa tela di colori, fatta di piccoli droni, fischi, tocchi delicati, suoni leggeri, rasoiate di slide e arricchimenti di ogni natura. Sempre a formare delle fantastiche cornici.

E il meraviglioso musicale silenzio del cosmo sembra qui interamente contemplato nella celeste orchestra che sa di pianeti che viaggiano vibranti nell’etere interstellare, nel cantato spesso appena sussurrato di Rutili.

Tim Rutili e i suoi Califone sanno cosa vogliono dire e lo sanno dire molto bene, anche per questo lungo la loro carriera ogni album risulta particolare e comunicativo, come un flusso continuo che ha proprio in questo fluire di album in album il suo senso naturale e spontaneo. Rutili sorvola dall’alto il mondo delle mode, delle automazioni plastiche, dell’essere di tendenza, percorrendo le sue vie emozionali che sanno di apertura alla sincera bellezza; e la magnificenza dei Califone sta proprio in questo: una semplicità che raggiunge vette il più distanti possibile dalla banalità. Una visceralità che invita gridando ad “uccidere l’algoritmo” per non farsi uccidere da lui, dalla sua fredda schematicità, per riabbracciare l’armonia incerta di una vita che sappia riflettere in sé l’universo: questa meravigliosa sospensione che mai ricade e che trova meraviglia in ciò che la vista meccanizzata d’oggi non riesce forse più a vedere.

I testi non sembrano testi, appaiono come frammenti di meravigliose visioni. Le parole sono spesso storpiate, piegate all’uso della musica. A volte indecifrabili (e a volte incomprensibili) nel loro senso discorsivo, che assumono senso incastonate nel fluire dei brani.

Uno scorrere del disco che si dipana tramite ascolti reiterati. E l’album raggiunge grande intensità negli ultimi tre brani, dove la leggerezza del cosmo si rappresenta soppesata sulla bilancia ultra sensibile della band. Una musica che risulta intensamente poetica, dove la voce di Rutili sempre ci accarezza e sembra portarci in un mondo di favole celesti dove le piccole tensioni umane scompaiono di fronte la meraviglia di un universo silenzioso ma in continua danza, che sembra piroettare ai ritmi delle sue mute ma musicali vibrazioni, vibrazioni che la musica dei Califone sembra qui restituirci.

E cosi Rutili e la band guardano il cielo stupendo osservando gli astri; nella magnificenza di comprendere che quando la luce di una stella raggiunge i nostri occhi … questa se ne è già andata; intanto che il cosmo continua a raccontare infinite, silenziose, storie.