Capone (Josh Trank, 2020)

Capone

Tra statue di divinità, busti di eroi e bianchi colonnati, quello di Capone è un Olimpo che si sgretola al cospetto della fragilità umana.

Film del 2020, girato da un incoraggiante Josh Trank, Capone è il terzo lungometraggio per il regista. Un racconto dalla forte dimensione onirica e metaforica, dove le allusioni e i piccoli scorci diventano momenti pregni di significato.

Le immagini sono investite di una potenza particolare, con un magnifico Tom Hardy interpretante magistralmente un personaggio che diviene emblema del disfacimento umano, del peccato e del desiderio connaturato seppur negato di redenzione, del castigo che nasce dalla pena autoinflitta, della disperazione di una vita rivelatasi incapace anche se naturalmente desiderosa di affetto (il richiamo che più sovviene da questo punto di vista è il magistrale “The Irishman” di Scorsese, con il quale si possono ritrovare molte affinità).

Il film tratta infatti l’ultimo anno di vita di Alphonse Gabriel Capone, il più famoso gangster della storia americana, mangiato vivo nei suoi arresti domiciliari da una degenerativa neurosifilide e qui divenuto ormai un “Al” trasfigurato in “Fonse” (Fonzo, a buon ragione, doveva infatti essere il titolo originale del film), una caricatura del fu criminale.

Gino: «Se tu e Al avete bisogno di qualcosa fammelo sapere.»
Mae: «Gino. Noi non diciamo quel nome.»

I fantasmi (poco importa che e quali siano reali o immaginari) di una vita passata fanno riaffiorare un Fonse che: non un nemico, non la polizia, non la giustizia, ma la sua stessa vita ha reso parodia di Capone. Un gangster centro di gravità nullo per orbite ormai erranti e ridondanti, inseguenti un qualcosa che non è più. Con quel sigaro magistralmente tramutato in carota, ultima beffa verso un Cesare decaduto che cerca capri espiatori per esorcizzare i sensi di colpa; colpevoli altri a cui affibbiare la responsabilità del proprio disfacimento.

Fantomatici bottini nascosti, fantomatici pedinamenti e intercettazioni, sogni da un passato nebuloso che non genera se non delirio e sofferenza. Un passato che non c’è più, il cui senso ora sfugge e di cui rimangono solo ombre di violenza, omicidi insensati, abbandoni, tradimenti.

Intanto spiragli di sogni “altri” si spalancano, tra quadri di paesaggi campestri e illustrazioni di vite semplici che affollano le pareti della villa di Miami. Paesaggi stupendi che illustrano la bellezza che può essere ma che immancabilmente non è, mentre la radio continua a blaterare ricostruzioni d’epopee di un ormai lontano e misconosciuto “Al”. Un Al che appare un orribile e indecifrabile specchio di fronte Fonse.

Divincolarsi dai fasti e dalle amichevoli pacche, dal rumore e dalla ricchezza, dalla violenza e dal potere per inseguire, facendosi largo tra i cadaveri, l’ombra di un palloncino e di un innocente bambino, un amore rinnegato e fuggito. La crudezza di quel mondo andato ora quasi lo sorprende e lascia di sasso.

La dimensione onirica nel film di Trank è una costante, nonché chiave di visione fondamentale, dove la vecchia vita riaffiora come un teatro di farsa. Spettri di poliziotti e scagnozzi avidi che ronzano intorno ad un uomo che non è più. Solo ceneri di un essere umano che voleva vivere in una fattoria o a bordo di un lago, con il figlio. Voleva che il mondo “fuori”, quello semplice e per lui sempre stato altro, un qualcosa da colonizzare e prendere a revolverate, da rinnegare e sottomettere, potesse per una volta fargli dolcemente visita. Dove ora ciò che si vuol prendere a revolverate è invece il mondo costruito dallo stesso Al, quell’impero che non riconosce più, quel teatro parossistico fatto di brutalità.

Fonse: «Non ce la faccio più, ha capito? Perché non… non sono io. Voglio dire, non… non lo conosco questo tizio e non conosco nessuna di queste cazzo di persone, proprio… per niente. Vede… io vivo in una fattoria»

E possiamo impazzire, prendere a fucilate il mondo intero, odiare e lucrare, urlare e violentare la vita, tutto questo solo per poter, in fondo, avere una mano amorosa che si poggi sulla nostra.

 

Trailer: https://www.youtube.com/watch?v=2J5OE16C_zY