Carlo Rovelli “Helgoland”

Helgoland

Adelphi, 2020

Il ritiro di un giovanissimo Werner Heisenberg a Helgoland, sperduta isola del Mare del Nord e luogo in cui il fisico tedesco concepì per la prima volta le basi della futura fisica quantistica, rappresentano lo spunto da cui il nostro Carlo Rovelli – a sua volta fisico teorico – prende le mosse per accompagnarci in un vertiginoso viaggio alla scoperta dei misteri e dei lati oscuri, perfino agli “addetti ai lavori”, della nuova fisica dell’ultimo secolo.

A una carriera accademica di alto profilo – membro dell’Institut universitaire de France e dell’Academie internationale de philosophies des sciences, responsabile dell’Equipe de gravité quantique del Centre de physique theorique all’Università di Aix-Marseille – Rovelli affianca quella altrettanto riuscita di divulgatore/autore letterario, basti citare i recenti “Sette brevi lezioni di fisica” e “L’ordine del tempo”, usciti negli ultimi anni ed entrambi ampiamente acclamati dalla critica.

In questo ultimo “Helgoland” l’autore fa ricorso a una formula già collaudata: un approccio che rifugge, o perlomeno limita fin quanto possibile il linguaggio tecnico e scientifico per aprirsi a una vera e propria narrazione, chiara ed efficace anche per veicolare teorie di enorme complessità come quelle qui trattate. Un’esposizione che ammalia, capace di guidare passo passo il lettore in un mondo affascinante e quasi fantastico, se non fosse che stiamo parlando di fisica, ovvero delle regole alla base del funzionamento di tutta la materia che ci circonda. Cosa che alla fine rende ancora più stupefacente il tutto.

E come se non bastasse, alla poesia di ritrovarsi immersi nei meandri di una teoria dal fascino estremo, Rovelli aggiunge lo stimolo di numerosissimi richiami letterari (i più disparati, dal Bogdanov srittore di fantascienza a Wu Ming, passando per Shakespeare), filosofici (dall’Antica Grecia a Marx, Engels e Lenin, con deviazioni a Oriente e in India con pensatori come Nagarjuna), sociali (ogni cosa, ogni oggetto ha senso e può essere descritto solo in relazione ad altri: sono solo io a leggerci un’implicita critica all’individualismo, all’isolazionismo e all’incomunicabilità che affliggono la nostra società odierna?) e politici (ancora, la disputa tra Lenin e lo stesso Bogdanov), nonché pillole della propria storia e vita privata, come il perché della decisione di studiare fisica a Bologna.

A mio avviso sta proprio in questo approccio narrativo alla materia e in questo divagare tra tematiche apparentemente lontane tra loro il vero messaggio del libro: il sapere è un unico corpo, composto da differenti discipline che non sono compartimenti stagni ma elementi costituenti in continua comunicazione tra loro, in uno scambio perenne che arricchisce e non esclude, come è sempre stato dall’antichità fino a ieri, ma che nel mondo iper-moderno e iper-accelerato di oggi tendiamo spesso a dimenticare.

E se l’approccio di Rovelli alla materia è un canovaccio dal successo collaudato – come tendono ad osservare molti dei suoi detrattori – che importa, se il risultato sono un’immagine sufficientemente nitida di una teoria alquanto oscura, a beneficio dei più, e pagine di ammaliante bellezza?

“Per un attimo anche queste sensazioni si confondono. Chiudo gli occhi e vedo laghi luminosi di vividi colori che si aprono davanti a me come tende, dentro i quali mi sembra di sprofondare. È anche questa realtà? Ci sono danze di forme viola e arancio, io non ci sono più. Bevo un sorso di tè, ravvivo il fuoco, sorrido. Navighiamo in un mare incerto di colori e abbiamo a nostra disposizione buone mappe per orientarci. Ma fra le nostre mappe mentali e la realtà c’è la stessa distanza che fra le carte dei naviganti e la furia delle onde sulle rocce bianche delle scogliere dove volano i gabbiani. Il fragile velo che è la nostra organizzazione mentale è poco più di uno strumento maldestro per navigare attraverso i misteri infiniti di questo caleidoscopio magico inondato di luce in cui stupiti ci troviamo ad esistere, e che chiamiamo il nostro mondo”.

Termini il libro e avresti voglia di averne di più da questo scienziato? Fisico? Scrittore? Uomo di cultura? Intellettuale? Chiamatelo come volete, io resto con l’ammirazione, i pensieri e la curiosità di cui Rovelli mi ha fatto dono con questa preziosa opera.