Hai detto Post-Rock?

Post
Breve riflessione su un genere musicale

Parlare di generi musicali, in un universo che in realtà è fluido e in continuo mutamento e contaminazione, rischia di apparire come un discorso vuoto. In realtà trovare dei riferimenti, anche se generici, è un metodo fondamentale per orientarsi attraverso un intero cosmo che altrimenti rischierebbe di essere troppo immenso. Spesso poi, soprattutto se guardiamo ad un certo passato, la divisione per generi rispecchia quelle che erano comunanze reali, di natura magari geografica e/o affettiva che, appunto per ciò, rispecchiano influenze reciproche e approcci nella vita quotidiana poi realmente riscontrabili nelle relative musiche. In pratica persone che nella vita reale si frequentavano effettivamente e “frequentavano” a vicenda i rispettivi album e live. Parlare di generi dunque pur non essendo un discorso “esatto” ci aiuta a capire “dove ci troviamo” quando ascoltiamo qualcosa, ci dà una mappa generica degli ambienti che andremo a visitare, per cui ci prepara all’ascolto.

Parlando ad esempio di Post-Rock inteso come genere musicale è facile denotare come si tenda ad avere una visione molto personale, in particolare per quel che riguarda un ambito davvero ampio e di difficile collocazione, dato che con effettiva certezza nessuno saprebbe darci una esatta definizione di Post-Rock.

Andando ad una definizione simil-dizionaristica sappiamo che come Post-Rock si definisce quell’ambito tipicamente, anche se non solo, strumentale (quindi senza ausilio della voce), basato sulla classica formazione basso-chitarra-batteria ma che esula dagli approcci standard del rock, contaminandosi con ambiti quali avanguardia, jazz, classica, kraut ecc. Ma anche dopo tale definizione l’ambito rimane sfumato.

Che sarà mai allora questa strana creatura? Ognuno, come detto, ha una sua idea e non è detto che (partendo comunque da una buona base di conoscenza musicale, essenziale) una valga necessariamente più di un’altra, noto però che come “attitudine post-rock” oggi in Italia sembra che molti si direzionino verso un ottica ben definita, ovvero intendano band strumentali dall’approccio sullo stile Explosions In The Sky (o Mono, o nei suoi versanti più post-metal Russian Circles) e affini, in poche parole: tutto basato su crescendo e calare dinamici, arpeggi “dritti” di chitarre pulite emozionali sui quattro quarti e esplosioni con stacchi su distorto e tremolo picking, consolidando il tutto in un canovaccio tecnico-emozionale interessante ma abbastanza monotono. Dove altri invece mischiano un po’ questo genere con un generico approccio indie-rock (spesso vagamento emo), oggi tipico in Italia, che in realtà col Post-Rock ritengo abbia ben poco da spartire.

Questa è però solo una fetta di quello che il Post-Rock come genere musicale ha sviluppato negli anni. Esistono infatti molte altre vie forse oggi meno seguite da noi italici ma assai interessanti: c’è ad esempio l’approccio che io definisco “de-costruttivista” alla U.S. Maple, oppure le sincopate “forme-libere” dei Gastr del Sol, le atmosfera astratte e ai limiti della stonatura che si svilupparono a Louisville, una delle “capitali” di certo post rock nei ’90 (Slint, Rodan, June Of ’44 ecc.), il motorik tra jazz e composizione classica dei Tortoise, gli incastri matematici dei Don Caballero, le evocative melodie dei Dirty Three, l’approccio primitivo degli Old time Relijun, le atmosfere dilatate dei Labradford, le stupende note sospese dei Talk Talk di “Spirit of Eden” e “Laughing Stock” o dei Bark Psychosis, e se ne potrebbero nominare moltissimi altri.

Rispetto a certe forme più “particolari” o se vogliamo “devianti” del post-rock si tendono spesso ad esaltare quelle più melodiche, quelle più schematiche, fatte di strofa-ritornello, evoluzioni dinamiche “dritte” che portano all’esplosione per poi ritornare all’arpeggio di chiusura. Cosa forse favorita in Italia da una forte tradizione radicata nella musica melodica.

Non che questo debba essere bistrattato, tutt’altro, si tratta solo di cercare di conoscere con la massima completezza possibile. È Il bello di andare ad esplorarsi la storia, la genesi, la fauna di un genere musicale, attività che rappresenta una delle principali vie di accesso ad un percorso di “crescita musicale”. E con un ambito ampio come il Post-Rock, risulta davvero stupendo e formativo andarsi ad approfondire tutte quelle nicchie, quei posti più segreti dove si nascondono approcci che potrebbero aprirci nuovi panorami.