Joker (Todd Phillips, 2019)

Joker 2019 Poster

(Avvertenza: contiene piccoli spoiler)

Andando subito al dunque ritengo Joker decisamente un’opera dallo scarso valore che ha tentato, in buona parte riuscendoci, di realizzare quello che si può definire un “film furbo”. Il film nei fatti ha sicuramente delle cose ben fatte, ma questa sua intenzione di raggirare il pubblico tende a mio parere a vanificarle tutte.

La cosa è analizzabile da diversi punti di vista.
Per prima cosa Joker è un film di genere che tenta di mascherarsi da film d’autore (o viceversa che la si voglia vedere) e qui già ci sono diverse criticità: innanzitutto esprimendo tale volontà si tende a sminuire il discorso “film di genere”, che ad oggi ha una sua più che legittima dignità e che, quando ben fatto, vale molto più di tanti film d’autore fatti male. In secondo schernisce l’idea stessa di “film d’autore” in quanto film d’autore decisamente non lo è. Si crea così un essere che non è ne carne ne pesce, una creatura insensata che non ha nulla da dirci. Ed è infatti questo il punto, Joker non ci dice assolutamente nulla. Non ci intrattiene per bene ne ci proietta in una dinamica epica, come fanno i relativi film di genere, e non ci fa riflettere ne ci stupisce, ne ci permette di contemplarlo nella sua pura e disinteressata bellezza come farebbe un film d’autore.

Il Film in se è una enorme sequela di ammiccamenti a dinamiche finto critico-intellettuali che in realtà hanno giusto appena più del puerile borbottio adolescenziale: “il mondo è brutto, la società è cattiva e ci vuole tutti infelici, i veri matti sono i sani e veri sani sono i matti, io gioisco di esser matto perché non sono come voi esseri vuoti” ecc.

Ed è questo il punto: Joker cercando di darsi un tono da film impegnato tradisce anzi quel che realmente è, un film opportunista fatto a posta per accontentare tutti: l’amante del film di genere sarà contento perché comunque è in grado di godersi un film su uno dei suoi personaggi preferiti, seguirlo senza troppo ragionare, e poi uscire dalla sala sentendosi anche un po’ “intellettuale” perché ha visto un film serio e non “la solita baggianata sui supereroi” (e qui ci aggiungo di mio: viva invece i supereroi classici!). L’amante stereotipato del film impegnato potrà finalmente andare a vedersi un film di supereroi senza vergognarsi e magari dover presentarsi in sala con cappello e occhiali da sole per non farsi riconoscere.

Alcune scene sono poi emblematiche: il Joker che cancella la scritta “forget to” su “dont’ forget to smile”, scena che si potrebbe considerare come pregna di significato giusto cavalcando dei residui di spirito di ribellione pre-puberale: “il mondo è brutto non c’è nulla da ridere”, poi la scena incredibilmente pacchiana in cui Arthur imprime il sorriso a un giovane Bruce Wayne, come pacchiani sono tutti gli intrecci con la famiglia Wayne.

La regia è gestita ad hoc per caricare di pathos (spesso fallendo) argomentazioni e sviluppi del tutto banali, sussurrandoci all’orecchio morali scontate ci fa però pensare di star definendo chissà quale provocazione. L’estetica del film è infatti del tutto copiata da una serie di cliché alquanto comuni (il glick di luce quando uccide la madre, scena del resto che vorrebbe sviluppare enorme pathos ma che lascia del tutto a bocca asciutta) più una serie di mal gestioni della regia e della sceneggiatura, come la questione abbozzata dell’immaginaria relazione di lui con la dirimpettaia, alla quale non viene data ne spiegazione ne seguito alcuno causando anche incongruenze nella trama, lanciata semplicemente lì per dare un senso di psicologismo al film: vedi che non è un film di supereroi? è un film sulla società e la psicologia umana!

Se andiamo un attimo ad analizzare il regista (dato che in un film che si pretende d’autore è logica conseguenza ragionare appunto sull’autore) troviamo una filmografia fatta interamente di film simpatici e ammiccanti (Una notte da leoni, Road trip, Parto col folle ecc.), anche ben fatti, ma che fanno presa su dinamiche di intrattenimento leggere e sicuramente non da “film impegnato”. Ed è difficile immaginarsi, ad esempio, uno dei Vanzina che una mattina si alza e gira improvvisamente il nuovo capolavoro.

C’è poi, ritengo, un tradimento dello stesso personaggio del Joker la cui follia pagliaccesca nasce dal delirio psicotico e dalla provocazione anarchica, qui Joker diviene fondamentalmente uno sfigato frustrato vittima del sistema, mentre Il Joker dovrebbe essere il folle che col sistema “gioca” all’interno di una dinamica di puro delirio che lui gestisce e non subisce. Non vittima della società, ma appunto giullare schizofrenico che non si lascia travolgere dalle situazioni ma che se ne fa beffa.
Se togliamo poi la questione supereroe al film (togliamo in pratica tutti i riferimenti che fanno galvanizzare di fronte al fatto che si stia parlando del Joker) ci rimane in mano una sorta di Taxi Driver fatto alquanto male, mischiato con The King Of Comedy (in pratica secchiate di scimmiottamenti a Scorsese), ma dalla taratura largamente inferiore e banale. Dove poi una Gotham che non è più Gotham viene riportata palesemente ad una New York iper-contemporanea, avallando ancor di più gli scimmiottamenti a Scorsese.

La presenza di Joaquin Phoenix tende poi solo a ribadire il concetto base. La scelta di un grande attore che negli ultimi anni ha contribuito alla realizzazione di molti grandi film rende il tutto ancora più kitsch, palesandolo la volontà di volersi dare un tono da film impegnato e aumentando così la percezione di “fregatura” una volta ottenuto il risultato finale. La sua presenza infatti, con una recitazione come sempre largamente partecipata ed impegnata ai limiti dello zelo attoriale più demarcato, tipico di Phoenix, messa in mezzo ad un contesto come il suddetto rende per contrasto ancor più evidente la scarsità del film nel suo globale. Dove un Phoenix seppur magistrale posto in primo piano non fa che evidenziare la scarsa qualità dello sfondo, rendendo il tutto ancor più ai limiti della farsa.

Il film non ci ha provocato, ne realmente disturbato, ne fatto riflettere, ma neppure donato una storia “di Supereroi”, ci ha in realtà “raggirato” donandoci, senza doverci troppo riflettere sopra, dinamiche finto rivoltose che, essendo tutti stati “adolescenti ribelli”, fanno facile presa.

Joker è un film furbo e come tale può essere considerato in qualche maniera peggiore di un film brutto. E se da qui partisse davvero una nuova categoria di Cinecomic mi ritroverò probabilmente a gridare: per favore, ridateci gli Avengers!