Keeley Forsyth “Debris”

Debris cover

Cd & Lp, 2020 | cantautorato, musica da camera

La voce di Keeley Forsyth sembra provenire da un mondo antico, sembra la voce stessa di una natura arcaica. È una voce scarna e sofferente. È una voce leggera che non si impone ma giunge all’ascolto come un fluire spontaneo. Questa si dipana tra chitarre minimali, violoncelli appena sfiorati, pianoforti che battono colpi sfumati. Poi percussioni appena accennate, harmonium e synth che fanno capolino nell’ultimo brano. Il tutto che scorre leggero, che esprime sofferenza piena ma senza mai negare, e anzi da cui traspare, il contraltare del dolore: la tenerezza.

«Like blocks of metal that drop from the sky». «Come blocchi di metallo che cadono dal cielo».
Così la stessa Forsyth descrive i suoi brani.

“Debris” è un disco che non scorre inascoltato, è un disco che, nella sua brevità, colpisce e non può non farlo. Realizzato con l’ausilio del musicista jazz Matthew Bourne, a piano, violoncello e harmonium, vede, oltre ai suddetti: Mark Creswell a chitarre e basso e Sam Hobbs, amico della Forsyth, a Fender Rhodes, synth e percussioni.

Questo disco ha un ruolo molto determinante nella vita di Keeley Forsyth, viene infatti dopo un periodo duro, in cui l’attrice è rimasta vittima di un blocco psicologico e fisico che le ha impedito di muovere la lingua per mesi. Ed è stupefacente come questa voce, oggi impressa su questo disco, sembri comunicare forse proprio tutti quei silenzi. Tutti i silenzi. Una voce che sembra provenire dal profondo dei meandri umani, che sembra prorompere direttamente dalle viscere e non da corde vocali e lingua.

È nata ad Oldham, nella contea di Manchester. È attrice e ballerina affermata, ora cantautrice. Anche se la musica da molto l’accompagna, dedicandosi da tempo e per diletto ad armonium e fisarmonica.
Le canzoni sono nate dall’istinto, realizzate nel tempo necessario per cantarle, sono direttamente sgorgate. Dove “Debris” è un viaggio interiore e musicalmente minimale, un disco intimo, ferocemente intimo.

La cosa decisamente particolare è che questo è un disco che sa di fisicità. Le sue note sembra possano solidificarsi il lievi enti materiali, le si sente fluttuare nell’aria, le si vede dipingere traiettorie e riempire lo spazio. Un disco che mentre si ascolta, dà l’impressione di star fisicamente toccando qualcosa. Sa di corpo. Forse il corpo stesso della Forsyth, questo corpo già centro gravitazionale di sentimenti. Questo corpo che da ballerina e attrice diventa il terreno su cui si tracciano i solchi della vita.

È un disco che sa di tragedia, dove “debris” significa appunto “detriti”. Il lascito di qualcosa che si è disintegrato. Ma più la si scava più questa tragedia respira di speranza.

È stato prodotto e mixato dall’amico Sam Hobbs presso il Rebel Elements di Wharfedale. Masterizzato da Lewis Hopkin alla Stardelta. Le Fotografie sono di Maria Alzamora e l’artwork a cura di Split. È disponibile sia in vinile che in cd.

“Hold on, fold in and pray”