The Microphones “Microphones in 2020”

microphones2020

Digital & LP, 2020, P.W. Elverum & Sun

Seguo Phil Elverum da circa vent’anni e ho sempre apprezzato i suoi album – come non amare “The Glow Pt. 2”? – pur relegandolo in quella riserva indie americana a cavallo tra fine Novanta e inizio millennio, periodo in cui l’attributo “indie” aveva ancora un senso e, oltre ad un’attitudine e a una maniera di proporre la propria musica, definiva in qualche modo, almeno nella mia mente, un certo genere di sonorità, a cavallo tra noise e sperimentazione ma senza abbandonare la forma canzone, per quanto trasfigurata, con un approccio deviato ma pur sempre pop. Insomma, uno dei tanti artisti che riempivano il mio orizzonte di gusti musicali in crescita e in via di definizione, un nome importante nella mappa ma poco più.

E col tempo devo ammettere di averlo perso di vista, Elverum, specie durante il passaggio da The Microphones a Mount Eerie a metà Anni Zero: ma il nuovo incontro avvenuto nel 2017, con l’uscita di “A Crow Looked at me”, è stata pura folgorazione, un colpo di fulmine proseguito con i successi “Now Only” e il live “(After)”. Uno di quei casi in cui il discorso musicale resta sì importante – parliamo qui di un songwriting minimale, debitore delle esperienze di Will Oldham e Mark Kozelek, spogliato delle sperimentazioni rumoriste del passato e di ogni velleità di pop alternativo, un cantato intimo, sussurrato, nudo, che si regge su reiterazioni di chitarra monotone, con virate saltuarie ad accompagnare improvvise variazioni di stati d’animo, prima di tornare nel flusso, nella corrente emotiva – ma non è tutto, anzi. A far la differenza, a rendere questi album dei capolavori, secondo il sottoscritto, è l’anima dell’autore, devastata dal lutto per la perdita della compagna Geneviève Castrée, cantautrice anch’essa, avvenuta per un cancro al pancreas dopo la nascita della loro figlia. Rappresentazioni lucide e vivide senza scadere nell’autocommiserazione, immersioni in un quotidiano privo di senso e nei frantumi della vita capaci di muovere al pianto anche il cuore più insensibile, elaborazioni del lutto attraverso la musica, la scrittura, l’arte che ancora oggi, dopo decine e decine di ascolti, mi fanno venire la pelle d’oca. Sarà stato l’ascolto in un particolare momento – il mio divenire padre – ma ho sentito sin da subito un’affinità elettiva con questi album e con questo artista come poche volte mi è capitato prima e dopo.

E in questo 2020 alieno e lunatico Phil Elverum torna a farsi vivo, in tutti i sensi, una svolta dopo questa precedente trilogia del lutto e dopo gli eventi dell’ultimo anno – un nuovo matrimonio già volto al termine con l’attrice Michelle Williams, anche lei reduce dalla propria perdita personale – che hanno rimescolato le carte e aperto nuovi orizzonti, spiragli, possibilità. Un nuovo inizio – significativo il ritorno al moniker storico The Microphones – che prende le mosse dalla linea stilistica adottata in questi ultimi anni ma per dilatarne i confini e portarne le forme all’estremo: non un album di canzoni, ma un unico flusso di oltre quaranta minuti (“one long song recorded nowhere”) imperniato su un unico pattern di chitarra, che insiste, procede da solo, fiero e a testa alta, per i primi sei minuti del brano, come a testare la resistenza degli ascoltatori e ad allontanare chi non è pronto al viaggio, se stai cercando un ascolto semplice o un sottofondo via di qui, quella è la porta. E poi il cantato, una narrazione vera e propria che non tratta di morte ma di vita, presente e passata, di ricordi, di lampi e di immagini, di come il tempo agisce su di essi, modificandoli e mostrandone nuove sfaccettature, e sull’uomo, soggetto/oggetto in costante evoluzione attorno a un fulcro, un’essenza indefinibile e sfuggente. Gli eventi di una vita, la crescita, l’evoluzione come musicista e la propria ricerca artistica, nulla sfugge a questo racconto dalla lucidità portata all’estremo, una biografia in forma di flash, di bokeh sonori, il testo più affidabile che potete leggere, ascoltare – e vedere, che su YouTube questo “Microphones in 2020” è accompagnato da uno splendido video in cui foto della vita di Elverum si susseguono e si accumulano incessantemente – per capire il personaggio, l’artista, l’uomo.

Salvo meteore, rivoluzioni o invasioni aliene – tutto possibile in questo folle 2020 – per me già uscita dell’anno.