Viagra Boys “Welfare Jazz”

1

2021, YEAR0001 | post-punk, synth-punk, post hardcore

Torna a farsi vivo il combo svedese dopo il fulminante esordio “Street Worms” del 2018 e il breve EP dello scorso anno “Common Sense”.
Questo nuovo “Welfare Jazz” è al contempo una conferma e un rimescolare le carte, un confondere le acque, forse un alzare il tiro: troviamo quanto di buono ci aveva già convinto nelle prove precedenti, vedi l’inziale Ain’t Nice, che riprende pari pari il discorso di Down in the Basement e compagnia, con il suo hardcore anfetaminico e venato di synth tra Chicago Anni Novanta e post punk di nuovo millennio, memore degli olandesi zZz o dei primissimi Soft Moon; oppure Shooter, ottovolante strumentale che coniuga attitudine punk e impianto motorik a duecento all’ora in autostrada, sbandando come se una ruota fosse fuori uso, ma l’importante è andare.
Ma tra brevi intermezzi e siparietti strumentali (Cold play) e vocali (This old dog, Best in show II) troviamo anche nuovi, svariati ingredienti: Toad, ancora un motorik trascinante e stralunato ma con Murphy in versione crooner, mai così blues prima d’ora; Into the sun, con il suo incedere lento e melmoso, che parla di anime cupe e di possibili rinascite all’orizzonte; o ancora I feel alive, lento e cadenzato siparietto bluesy con Murphy che gigioneggia di sopravvivenza da ennesime nottate al limite e possibili vie di fuga.
Luce, redenzione, un desiderio che diventa esplicito nelle conclusive To the Country e In spite of ourselves: la prima che già dal titolo suggerisce slittamenti sia musicali – da territori post punk/post hardcore a lande lontane anni luce, un country malinconico e cupo – sia attitudinali, con la confessata volontà di abbandonare il caos urbano per vivere una vita tranquilla ai margini, la seconda meno didascalica e ancor più riuscita, ospite la voce di Amy Taylor. Una chiusura che spiazza ma che trova il suo senso nel disegno complessivo dell’album.
A far da collante – almeno da un punto di vista musicale – tra rumore/caos e melodia/armonia sono i potenziali singoli: Creatures, synth pop dal song writing prezioso ed efficace, Street canine agent, al contempo cupa, potente e melodica, che alle già citate influenze aggiunge anche brevi digressioni elettroniche che ricordano i primi Subtle, e Girls & Boys, che rielabora sonorità già presenti nelle precedenti prove della band per creare una tanto improbabile quanto riuscita parodia nera e malata del vecchio singolo dei Blur.

Manca forse la botta devastante dell’album d’esordio, come se l’energia della band fosse diffusa in mille rivoli, lande musicali, puntate, esplorazioni, croce e delizia di questa nuova prova che stupisce ma che lascia qua e là tracce di se e di ma. Non è chiaro se l’approccio dei Viagra Boys sia segno di una mancanza di identità forte o ancora in via di definizione, oppure un grande vaffanculo a un sistema che ti vuole incasellato nel tuo posto e nel tuo ruolo, senza causare disturbi o noie non attese. Come sempre, probabilmente la verità è nel mezzo. Intanto godiamoci quanto di buono ci regala questo “Welfare Jazz”.